“BCE, cosa fare?”

“BCE, cosa fare?”

Le ultime due settimane hanno evocato incubi di circostanze economiche e sociali di un recente passato, che molti banchieri – centrali e non – consideravano perse nell’idea del cammino casuale della crisi finanziaria del 2008. I timori che la storia si stia ripetendo ancora una volta, sembrano trovare riscontro, giorno dopo giorno, nell’andamento dei mercati finanziari che hanno bruciato circa 1.500 miliardi di euro in sole due settimane. Non sarebbe troppo preoccupante per gli analisti fondamentali se solo la contingenza non fosse aggravata dal petrolio ai minimi storici e la correlazione positiva dell’oro con il mercato. Il tutto, ricorderebbero gli analisti tecnici, appare essere sorretto dal rally dei mercati del 2019.

Sebbene il parallelismo con il 2008 appare scontato, l’intervento dei banchieri centrali – europei e oltreoceano – non lo è. Negli Stati Uniti, la Fed ha tempestivamente tagliato i tassi dell’1% e ha annunciato la ripresa delle misure monetarie straordinarie di qualitative easing non solo per trasmettere perlomeno certezza nel breve termine in un mercato finanziario di per sé già liquido, ma soprattutto per supportare l’economia reale nel lungo termine. In Europa, la Presidente della BCE Lagarde ha esordito con una dichiarazione agghiacciante che non solo ha creato ulteriore volatilità nei mercati nel breve termine a beneficio della speculazione, ma non ha neppure fornito alcuna risposta sostanziale agli oramai legittimi timori recessivi di lungo termine del comparto produttivo. Infatti, l’imprenditoria europea, a differenza di quella statunitense fonda l’equilibrio del rendiconto finanziario nella gestione spesso overnight del capitale circolante.

Siccome la situazione appare delicata non solo sul piano finanziario, ma anche su quello politico, la BCE dovrà necessariamente intervenire con misure monetarie straordinarie espansive simili a quelle della Fed e lo dovrà fare in tempi rapidi affinché i mercati non scontino anticipatamente l’effetto di un’operazione già tardiva. Sorge tuttavia spontaneo chiedersi se l’intervento della BCE sarà sufficiente a rilanciare un mercato retto da tempo da tassi molto bassi e piuttosto liquido. Potrebbe allora essere necessario coordinare la politica monetaria con una politica fiscale espansiva che preveda l’introduzione di specifiche misure a sostegno del tessuto produttivo armonizzate per tutto il mercato unico europeo, in deroga all’art. 114(2) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Sebbene la comunità europea non abbia recentemente dato prova di una sostanziale unità d’intenti – senonché sulla sospensione di fatto del patto di stabilità – lasciando non solo i mercati, ma anche gli Stati membri a un cammino casuale, l’odierna fase emergenziale potrebbe accelerare la realizzazione di progetti comunitari ad oggi impensabili come il c.d. riavvicinamento fiscale, facendone di necessità virtù.

Prof. Marcello Forcellini

Prof. Gianfranco Vento

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