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1° aprile 2020: l’emergenza coronavirus non ferma la vita istituzionale della più antica Repubblica del mondo

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1° aprile 2020: l’emergenza coronavirus non ferma la vita istituzionale della più antica Repubblica del mondo

Nella Repubblica di San Marino, la funzione di Capo di Stato è esercitata collegialmente da due Capitani Reggenti.

Essi rappresentano lo Stato e sono i supremi garanti dell’ordinamento costituzionale della Repubblica e come tali vigilano sul funzionamento dei poteri pubblici e delle istituzioni dello Stato e sulla conformità dell’attività di questi ai principi sanciti nella dichiarazione dei Diritti dei Cittadini e dei Principi Fondamentali dell’Ordinamento Sammarinese e alle norme vigenti.

Tra le attribuzioni che ad essi competono vi è quella di presiedere, senza diritto di voto, il Consiglio Grande e Generale (Parlamento) e di coordinare i lavori del Congresso di Stato (Governo).

La caratteristica maggiormente evidente dell’istituto reggenziale è quella dalla brevissima durata dell’incarico che non si può protrarre per oltre sei mesi, cosicché la secolare vita politica, istituzionale, economica e sociale della Repubblica è scandita dal decorrere dei diversi semestri. La brevità del mandato è storicamente derivata dalla volontà di impedire che gli eletti assumessero un potere personale molto forte, come nell’epoca comunale era accaduto nelle vicine contrade italiane.

I Capitani Reggenti assumono la carica il 1° aprile e il 1° ottobre con la cerimonia detta d’ingresso, che si svolge con celebrazioni civili e religiose.

La Rubrica XIV del primo libro delle Leges Statutae Sancti Marini emanate nel 1600, intitolata “Dell’ingresso e del giuramento dei Signori Capitani” tratta dettagliatamente della cerimonia d’ingresso la quale, salvo alcuni aspetti marginali, si svolge ancora oggi così come è stata articolata nel 1600.

La mattina i Reggenti neoeletti, accompagnati dal loro maggiordomo, si recano in costume tradizionale a Palazzo Valloni dove convengono le Rappresentanze Diplomatiche e Consolari, le alte Autorità di Governo, i Comandanti Militari, i Pubblici Ufficiali ed il Clero.

Quando i nuovi Reggenti prendono posto sul trono, il Maggiordomo chiama gerarchicamente i singoli Diplomatici, i Funzionari e gli ospiti i quali avanzano e si inchinano davanti al trono reggenziale.

I due Reggenti rivolgono agli astanti parole di saluto, alle quali risponde il decano del Corpo Diplomatico.

Si compone quindi il corteo con la Banda Militare in testa, la Guardia Nobile che fa ala alla Reggenza seguita dalle Rappresentanze Diplomatiche e Consolari e dalla Milizia e si dirige a Palazzo Pubblico dove avviene l’incontro e lo scambio di saluti con i Reggenti ancora in carica. Dal Palazzo i quattro Reggenti, quelli in carica in mezzo ed i nuovi eletti ai lati, si dirigono col seguito alla Basilica del Santo.

Mentre le Milizie rimangono schierate nella navata centrale del Tempio, i Reggenti in carica prendono posto sul trono a cornu evangeli i nuovi eletti dal lato opposto su un tronetto, ed assistono alla Messa solenne dello Spirito Santo, ascoltano le preghiere al Santo Patrono ed il canto del Te deum.

Terminato il rito religioso, il corteo nello stesso ordine, ritorna a Palazzo Pubblico nella Sala del Consiglio e qui, appena i Reggenti ancora in carica hanno preso posto sul trono, l’oratore ufficiale pronuncia il discorso di rito.

È opportuno ricordare che, secondo le antiche norme statutarie, a pronunciare il semestrale discorso era officiato un professore delle Scuole Secondarie. Il discorso doveva essere tenuto in lingua latina.

Tale uso duro fino al 1922 quando, durante il periodo fascista, il discorso fu abolito e sostituito con un semplice scambio di saluto fra i vecchi e i nuovi Reggenti, fatto a mezzo dei rispettivi Maggiordomi.

Nel 1943 si ripristinò l’uso del discorso, ma affidato non più per consuetudine ad un Professore, bensì ad un oratore scelto volta per volta tra illustri parlamentari, letterati o giuristi.

Da allora ad oggi numerosi giuristi e personalità del mondo della politica, della cultura, dell’economia e del giornalismo hanno tenuto bellissimi discorsi. A titolo esemplificativo ma non esaustivo, si possono citare Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, Carlo Bo, Carlo Levi, Umberto Eco, Ban Ki-moon.

Terminato il discorso, il Segretario di Stato per gli Affari Interni, si avvicina al banco dei nuovi eletti e legge loro la formula latina del giuramento. I Reggenti, toccando i Vangeli, giurano di «conservare la Repubblica e la sua libertà; di rivolgere le loro cure a null’altro che al pubblico bene, alla pace ed alla concordia dei cittadini; di osservare e far osservare gli Statuti, le riforme e i decreti della Patria; di essere favorevoli e benigni difensori delle vedove, degli orfani, dei pupilli e dei loro beni, di fare insomma tutto ciò che riterranno utile al bene della Repubblica e dei suoi cittadini».

Prestato il giuramento, i neoeletti s’avvicinano uno per parte al trono inchinandosi ai predecessori, i quali si tolgono il collare del Supremo Ordine di San Marino di cui i Reggenti sono Gran Maestri pro-tempore, e la cingono al collo dei successori come simbolo della trasmissione del potere, mentre la banda intona l’inno nazionale.

I Reggenti in carica cedono a loro volta il trono ai successori e s’allontano inchinandosi, ritornando privati cittadini.

Il 1° aprile 2020, per la prima volta dopo diversi decenni, il protocollo della cerimonia d’insediamento degli Ecc.mi Capitani Reggenti, il cui impianto originale è stato gelosamente custodito fino ai giorni nostri, ha dovuto subire alcune modifiche per ottemperare alle disposizioni adottate dal Governo per il contenimento epidemiologico da Covid-19. La variazione del protocollo non ha comunque tolto solennità alla Cerimonia. Il senso di questa cerimonia eccezionalmente ridotta, va ricondotto interamente ad un dovere etico, giuridico e sociale di preservare, attraverso tutte le modalità di cui si dispone, la salute del popolo sammarinese.

Alla Cerimonia ha preso parte una esigua rappresentanza del mondo istituzionale e civile, disposta a Palazzo Pubblico nella stretta osservanza delle norme sanitarie.

La Cerimonia si è aperta direttamente nella Sala del Consiglio Grande e Generale, alle ore 11:00, con l’allocuzione del Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Luca Beccari.

Poi il Vice-Decano del Corpo Diplomatico e Consolare accreditato in Repubblica, Amb. Guido Cerboni -Ambasciatore d’Italia a San Marino- e il Vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro, Mons. Andrea Turazzi, hanno formulato i loro messaggi augurali.

In conclusione, i Capitani Reggenti Eletti, Alessandro Mancini II e Grazia Zafferani I, hanno dato lettura del discorso di Investitura.

Al termine delle allocuzioni ha avuto luogo il consueto giuramento davanti al Segretario di Stato per gli Affari Interni, Elena Tonnini, cui ha fatto seguito il solenne passaggio dei Poteri.

È immenso il valore che la Repubblica di San Marino attribuisce alla sua leggenda, alle festività e cerimonie istituzionali, dove tutto si svolge con un rito ben preciso, ogni momento del quale ha un significato profondo e ben preciso, in cui la forma è davvero sostanza, fondante la storia e l’identità sammarinese. Per questo anche in questo duro momento storico San Marino ha voluto onorare il suo appuntamento semestrale con l’insediamento della nuova Reggenza.

Molti i tributi e le attestazioni di stima giunte, negli anni, alla Repubblica di San Marino un “miracolo nella storia”, poeticamente definito da un’immagine poetica di pascoliana memoria “fiore di poesia nella severa via della storia”. Giovanni Pascoli arrivò a San Marino il 30 settembre 1907, invitato come oratore per l’inaugurazione al Palazzo del Governo dell’erma dedicata alla memoria di Giosuè Carducci, nella sala del Consiglio pronunciò l’acclamato discorso “Alla gloria di Giosuè Carducci e di Giuseppe Garibaldi”. La Repubblica come aveva in precedenza fatto con il Carducci, gli conferiva la cittadinanza onoraria.

Fotografia: RTV Sa Marino

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