Voluntary disclosure, l’esperto: “È bene aderire, ma non vuol dire trasferire i propri conti in Italia, possono restare all’estero”
Datato il: 22/07/2015
Autore: Redazione
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Voluntary disclosure, l’esperto: “È bene aderire, ma non vuol dire trasferire i propri conti in Italia, possono restare all’estero”

Articolo tratto dall’edizione del 20 luglio 2015 de “La Serenissima – il giornale dei sammarinesi”

La voluntary disclosure consiste nella regolarizzazione volontaria della propria posizione con il fisco italiano.
In queste ultime settimane si è accentuata la preoccupazione a San Marino, perché l’adesione da parte di italiani che detengono conti o beni sul Titano potrebbe provocare una emorragia tale da mettere in difficoltà il sistema bancario sammarinese. Infatti il governo ha anche verificato la possibilità di accedere a una linea di credito con la Cassa depositi e prestiti italiana per far fronte alle possibili e temporanee difficoltà del sistema.
Ma aderire alla voluntary disclosure non vuol dire automaticamente portare via i propri soldi o beni dal Titano o dal paese estero in cui sono detenuti per riportarli in Italia. Possono sia essere lasciati all’estero, comunicando il dato ogni anno in dichiarazione dei redditi, oppure effettuare un rimpatrio giuridico che consente di lasciarli all’estero anche se la gestione avviene dall’Italia, tramite fiduciaria.
Abbiamo chiesto un parere a Carlo Biagioli, che attraverso la sua società e ai consulenti anche italiani offre proprio il servizio di voluntary disclosure e a fine marzo ha anche organizzato un convegno per illustrare tale procedura con ospiti, tra gli altri, due funzionari dell’Agenzia delle entrate.
Biagioli, è vero che la Voluntary disclosure comporta una fuoriuscita di capitali dalle banche sammarinesi?
“Va tenuto presente prima di tutto che la Voluntary disclosure non è un condono come lo scudo fiscale, ma una ‘dichiarazione volontaria’ di quanto detenuto all’estero e mai dichiarato in passato al fisco da parte di cittadini residenti in Italia. Si può andare indietro fino all’anno fiscale 2009. Con la VD si dovranno pagare tutte le tasse non pagate oltre alla corrispondente sanzione, che in questo caso è molto ridotta e può esserlo ulteriormente grazie proprio alla VD. Questo vuol dire che comunque i capitali detenuti, siano essi depositi o altro, subiscono comunque una decurtazione per il pagamento di tasse e sanzioni che in alcuni casi può arrivare anche al 40% ed oltre”.
Ma i soldi poi vanno riportati in Italia o possono restare all’estero, Titano compreso?
“Si possono continuare ad avere i propri conti all’estero. Ci sono sostanzialmente due opzioni, quella di dichiarare poi ogni anno nel modulo delle tasse italiano al rigo RW il conto estero con quanto depositato, oppure sfruttare la possibilità del rimpatrio giuridico, tramite una fiduciaria, in questo caso italiana che eviterà di farvi compilare annualmente il rigo RW svolgendo la fiduciaria da sostituto d’imposta. Il capitale però resterà a San Marino. Si tratta in entrambi i casi di formule assolutamente corrette e che non comportano ulteriore drenaggio di capitali verso l’Italia”.
E se uno decidesse di non voler aderire alla Voluntary?
“Sinceramente mi sento di sconsigliarlo vivamente da una pratica del genere. Già dal primo gennaio 2014 San Marino ha attivo lo scambio di informazioni su richiesta con l’Italia e dal 2017 scatterà quello automatico. Inoltre, terminata la voluntary disclosure, le sanzioni saranno molto più onerose e potrebbe essere difficile se non impossibile poter far rientrare un giorno i capitali detenuti all’estero in Italia per spese impreviste o altro senza considerare i certi risvolti penali”.