Una impresa da non fallire
Datato il: 14/01/2015
Autore: Redazione

Una impresa da non fallire

Negli ultimi anni la parola crisi è diventata un argomento quotidiano come parlare del meteo. Le persone hanno preso dimestichezza con tanti termini economici, che prima o ignoravano o li sentivano raramente solo dal proprio commercialista o fiscalista. Per le imprese la “crisi” può avere aspetti diversi, ma il suo esito negativo è quello purtroppo che conduce alla chiusura, che spesso può essere anche traumatica.
Per evitare di giungere al fallimento, esistono alcune – anche se al momento poche – soluzioni che si possono tentare. Va premesso tuttavia, che San Marino è rimasto decisamente indietro rispetto agli altri paesi, Italia compresa. Nella Penisola infatti si è proceduto a spostare l’incidenza degli aspetti normativi verso possibilità che consentano il salvataggio dell’impresa rispetto agli aspetti sanzionatori, prevedendo ad esempio la possibilità del concordato preventivo in continuità, che è addirittura la formula più sfruttata negli ultimi tempi. All’ombra del Monte invece si predilige ancora l’aspetto sanzionatorio e il concordato preventivo in continuità praticamente non è previsto. Questo anche perché, la legge fallimentare in Repubblica si appresta a festeggiare il secolo di vita (è infatti la numero 17 del 1917) e avrebbe quindi bisogno ora di un deciso aggiornamento.
Un accordo, come quello che offre il concordato preventivo, rappresenta un valido supporto all’imprenditore e all’azienda stessa, in quanto, la gestione dell’attività d’impresa, seppur affiancata da dei procuratori, può provare ad andare avanti mantenendo di conseguenza i livelli di occupazione, il pagamento delle tasse allo Stato e ovviamente saldando per quanto possibile creditori e fornitori.
Di fronte infatti al fallimento (che sul Titano è possibile anche per le persone fisiche e a differenza dell’Italia, non prevede attualmente una cifra limite oltre la quale si attiva), la gestione di tutta l’attività aziendale viene affidata al liquidatore e l’amministratore della società cessa le proprie funzioni. Nel concordato, invece viene nominato un procuratore della procedura, che affianca l’amministratore. A San Marino tuttavia questa possibilità non è possibile e rappresenta un ritardo legislativo che necessita sicuramente di interventi impellenti, soprattutto alla luce del fatto che la legislazione è stata addirittura appesantita a livello normativo-burocratico, qualche anno fa.
Nei pochi e limitati casi in cui si può procedere con una formula di concordato, sono necessari diversi requisiti, come un accordo a procedere in questa direzione da parte della maggioranza dei due terzi dei creditori e che detengano anche la maggioranza assoluta di tutti i crediti. A quel punto i procuratori dovranno controllare che la procedura sia effettivamente fattibile.
Esiste infine anche una formula chiamata “cessio bonorum”, cioè la cessione ai creditori degli eventuali beni posseduti. Anche in questo caso sono previsti requisiti stringenti per poterla utilizzare, come ad esempio, da parte dell’amministratore, godere di una condotta più che limpida. Saranno i procuratori anche in questo caso a verificare i vari presupposti.
Un aggiornamento delle normative si rende quindi quanto mai urgente, e risulterebbe anche un valido aiuto per risolvere positivamente situazioni sempre assai frequenti in periodi di crisi.

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