Più sesso meno pene
Datato il: 02/03/2016
Autore: Redazione

Più sesso meno pene

Se fino a poco tempo fa il sesso veniva considerato qualcosa da compiere in ambienti privati e intimi, tanto che sorprendere una coppia impegnata a fare sesso, per esempio in auto, faceva scattare il reato di atti osceni, oggi le pene si sono alleggerite e il fatto non è più considerato reato.

Da meno di un mese, però, parlare di tali atti in termini di reato, rischia di essere solo un esercizio storico, infatti, in Italia attraverso un decreto del governo emanato a metà gennaio ed entrato in vigore ai primi di febbraio, gli atti osceni, assieme a una serie di altri reati, sono stati tutti depenalizzati e trasformati in sanzioni amministrative.

Il “pacchetto depenalizzazioni” comprende in effetti tutta una serie di “ex reati”, che vanno dagli “atti osceni” alle “pubblicazioni e spettacoli osceni”, ma comprende anche il “rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto”, “l’abuso della credulità popolare”, “rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive”, “atti contrari alla pubblica decenza (come il turpiloquio)”, la “guida senza patente” o il “noleggio di materiale coperto da copyright”, ecc…

Nell’elenco rientrano ora anche “tutti i reati non contenuti nel codice penale puniti con la sola pena pecuniaria (multa o ammenda)”, “l’installazione e uso di impianti abusivi di distribuzione carburante” e anche “l’omesso versamento di ritenute previdenziali entro la somma di 10mila euro”.

Il governo italiano ha voluto così incidere fortemente su alcuni aspetti che riguardano la macchina della giustizia con l’intento anche di alleggerire il numero di procedimenti che affollano le aule di tribunale.

Le depenalizzazioni introdotte però non valgono in caso di recidiva.

Ad esempio, nel caso di guida senza patente: se riscontrata una prima volta, non si configura più come reato penale, ma solo come una infrazione amministrativa risolvibile con una multa (che però è stata aumentata e oltre alla confisca del mezzo prevede multe da 5mila a 30mila euro, anche se entro 60 giorni è ammesso il pagamento in misura ridotta della somma pari al minimo edittale di 5.000 euro, con possibilità di ulteriore riduzione dell’importo del 30% in caso di pagamento entro 5 giorni dalla notifica o contestazione pari a 3.500 euro).  Se tuttavia nell’arco dei due anni successivi, la stessa persona venisse sorpresa di nuovo a guidare senza patente, l’infrazione tornerebbe a essere un reato penale, con processo e compromissione della fedina penale in caso di condanna.

Altro settore escluso dall’ambito di applicazione del decreto italiano sulle depenalizzazioni, i reati relativi al rapporto di lavoro che sono invece inclusi nel codice penale.

Tra le depenalizzazioni hanno fatto discutere l’opinione pubblica due ambiti molto particolari. Il primo riguarda la depenalizzazione in merito alla sanzione per chi, legalmente autorizzato alla coltivazione di piante come la cannabis, non osserva le prescrizioni impartitegli. Nella pratica chi avrà ottenuto l’autorizzazione alla coltivazione potrà avere con sé la cannabis per uso personale, e la violazione di queste norme comporterà una sanzione amministrativa, ma per chi non ha tale autorizzazione resta il divieto di coltivazione con tanto di reato.

Molto dibattuta di recente, poi, anche la questione sull’aborto clandestino. La depenalizzazione di tale reato con aumento però della multa (fino a 10mila euro) che una donna dovrebbe sborsare in caso di interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) non avvenuta nei termini stabiliti dalla Legge 194, ha infatti fatto insorgere chi si batte da tempo per l’aborto. Le sostenitrici dell’interruzione volontaria di gravidanza infatti ricordano come al giorno d’oggi più del 50% dei medici italiani faccia ricorso all’obiezione di coscienza,  lasciando quindi – sostengono  – molte donne, soprattutto straniere o con difficoltà economiche, di fronte alla scelta di procedere con l’aborto senza le dovute cautele.

Anche a San Marino si è affrontato il tema dell’aborto quando a settembre 2014 è stata discussa una Istanza d’Arengo che ne chiedeva la depenalizzazione, essendo ancora un reato a tutti gli effetti. L’Istanza è stata respinta con 27 voti contrari, 23 a favore, due astenuti e un non votante, ma il Consiglio Grande e Generale ha approvato un ordine del giorno in cui “ribadendo l’inviolabilità della vita umana e considerando pari dignità per la madre e il figlio nascituro”, impegna il governo a verificare “eventuali modifiche del codice penale, per definire la non perseguibilità di chi decide di abortire nei Paesi in cui è legalmente consentito” (come l’Italia).

La materia relativa alle depenalizzazioni risulta quindi molto complessa, non solo dal punto di vista strettamente legale, ma anche per il dibattito che sta suscitando.

Se incorrete in sanzioni amministrative, anziché penali, rivolgetevi comunque ad un professionista che analizzerà tutti gli aspetti del caso e valuterà la convenienza di impugnare la contestazione.

[Nella foto un particolare di un’opera di Luigi Ontani]

Se l’argomento ti ha interessato e vorresti approfondirlo, oppure solo avere maggiori informazioni al riguardo, non esitare: contatta la CARLO BIAGIOLI Srl telefonando al numero (+39) 366 1947818 Oppure inviando una e-mail a info@carlobiagioli.com.