La strada giusta è guidare correttamente
Datato il: 16/03/2016
Autore: Redazione

La strada giusta è guidare correttamente

In Italia ogni anno sono oltre 3mila le vittime della strada in Italia. E proprio gli incidenti stradali sono una delle principali cause di morti giovanili. Un freno a tutto questo, soprattutto quando la causa sono comportamenti altamente a rischio come la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, arriva ora con le nuove norme approvate la scorsa settimana. Si tratta del noto ddl che ha introdotto il reato di omicidio stradale che prevede il carcere fino a 18 anni per chi provoca incidenti gravi. Un provvedimento approvato in Senato (il governo è ricorso al voto di fiducia) con  149 sì, 3 contrari e 15  astenuti.

La principale novità è ovviamente l’introduzione dei due nuovi reati di “omicidio stradale” e “lesioni personali stradali”. L’automobilista che causa la morte di qualcuno, se risulta positivo alla guida in stato di ebbrezza o dopo aver assunto stupefacenti subirà la pena della reclusione da 5 a 12 anni. Se l’investitore si dimostrerà lucido e sobrio, ma la sua velocità di guida fosse risultata il doppio del consentito, la pena va da 4 a 8 anni. In caso di omicidio multiplo, la pena può essere triplicata (ma non può essere superiore a 18 anni). È invece punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni chi, guidando non sobrio o non lucido, procura lesioni permanenti.

Nel caso di lesioni aumentano le pene se chi guida è ubriaco o drogato: da 3 a 5 anni per lesioni gravi e da 4 a 7 per quelle gravissime. Se invece il colpevole ha un tasso alcolemico fino a 0,8 g/l o se l’incidente è causato da manovre pericolose la reclusione sarà da un anno e 6 mesi a 3 anni per lesioni gravi e da 2 a 4 anni per le gravissime. In caso di condanna o patteggiamento (anche con la condizionale) per omicidio o lesioni stradali viene automaticamente revocata la patente. Una nuova patente sarà conseguibile solo dopo 15 anni (omicidio) o 5 anni (lesioni). Però nei casi più gravi, se ad esempio il conducente fugge dopo l’omicidio stradale, dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca.

Un salto notevole rispetto alla vecchia legge (quello sull’omicidio colposo), che prevedeva che chiunque causi la morte di qualcuno violando le norme del codice della strada è punito oggi con la reclusione da 2 a 7 anni. Da 3 a 7 anni se il soggetto è ubriaco o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope. Se le vittime sono più di una, la pena potrà essere aumentata del triplo ma senza superare i 15 anni.

I numeri italiani sono impressionanti, d’altronde con oltre 3mila morti all’anno, oltre180mila gli incidenti stradali con lesioni a persone e quasi 260mila feriti. Secondo i dati forniti dall’osservatorio Asaps (Associazione sostenitori e amici della polizia stradale), sarebbero già 160 le vittime dei pirati della strada con 18 i morti nei soli primi due mesi dell’anno (e nel 20% dei casi, inoltre, l’investitore è risultato sotto l’effetto di alcol e droga).

Questo, tra l’altro, porta al rischio concreto che la Consulta dichiari l’incostituzionalità della nuova legge per il trattamento diseguale riservato a situazioni di pari gravità: prima le pene erano uguali a quelle previste in caso di infortuni mortali sul lavoro, ora sono superiori. Ma appare poco credibile che un datore di lavoro che trascura di proteggere i dipendenti sia da trattare meglio rispetto a un guidatore molto spericolato.

L’inasprimento delle pene per i nuovi reati sull’omicidio stradale e per lesioni personali stradali, ha portato a superare quelle previste per reati simili, come gli incidenti sul lavoro e c’è chi ipotizza che potrebbe intervenire con delle sentenze la Corte Costituzionale. Di certo tali norme sembrano in contrasto con il pacchetto depenalizzazioni, approvato quasi due mesi fa, sempre dal governo italiano, che invece prevede la trasformazione da reato a sanzione amministrativa (pagabile quindi con una sola multa) tutta una serie di “ex reati” tra i quali rientrano la guida senza patente (a eccezione dei casi di recidiva dove ritorna a essere reato).

A San Marino non sono ancora previste pene così severe come quelle recentemente introdotte in Italia, e infatti l’omicidio colposo (sia in caso di incidente stradale ma anche di infortunio sul lavoro) prevede la prigionia di secondo grado (da 6 mesi a 3 anni) più l’interdizione di terzo grado.

Ovviamente le norme italiane si applicano a chiunque si trovi alla guida sulle strade della Penisola, sammarinesi compresi e l’attenzione anche per i cittadini del Titano deve essere alta. Infatti dai dati sugli incidenti stradali suddivisi per strade (i più aggiornati sono relativi al 2013) la strada più pericolosa d’Italia risulta essere la Romea (che collega Ravenna a Mestre) con un tasso di 1,47 morti per ogni chilometro, seguita subito dopo dalla Statale Adriatica (lunga strada statale della rete italiana che collega da Padova a Otranto), mentre al quinto posto troviamo poi la via Emilia che parte da Rimini (e arriva a Piacenza). Basta andare indietro, tuttavia, di qualche anno, per trovare ai primi posti anche la consolare Rimini-San Marino.

Sulla strada e sul mettersi alla guida rispettando tutte le norme, non c’è mai stato e ora ancora di più, nulla da scherzare.

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