Il business della Voluntary Disclosure
Datato il: 22/12/2015
Autore: Redazione

Il business della Voluntary Disclosure

Il 30 di novembre è terminata la possibilità di aderire alla voluntary disclosure, una procedura di collaborazione volontaria con il fisco italiano, per far emergere capitali non dichiarati e detenuti nella maggior parte dei casi all’estero, pagando le relative tasse e una sanzione, particolarmente conveniente proprio per chi aderiva alla “VD”.

E nei giorni scorsi il ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate hanno diffuso i dati relativi a questa sorta di evoluzione dei vecchi scudi fiscali, che di sanatoria (come erano appunto i precedenti quattro scudi fiscali) però aveva ben poco se non una riduzione delle sanzioni.

Il dato che emerge è che sono state oltre 129mila le adesioni, per un totale di capitali emersi che sfiora i 60 miliardi di euro e di quali, fino a ora, il fisco italiano non ne era ufficialmente a conoscenza, ma ovviamente ne sospettava l’occultamento.

Un dato che ha fatto sorridere di gioia in via XX Settembre dato che il gettito previsto sfiora i 4 miliardi di euro, ma si tratta di una stima altamente prudenziale e che già dall’Agenzia delle Entrate hanno spiegato che potrà solo aumentare, dato che il perfezionamento nella presentazione della documentazione si concluderà a fine dicembre. Il dato reale si avrà solo il prossimo anno, ma già è possibile constatare come rispetto alle previsioni si prospetti un extra gettito di almeno 5/600 milioni di euro.

Entrando un po’ nel dettaglio dei dati si scopre che la metà delle pratiche di emersione arrivano dalla Lombardia e che dei quasi 60 miliardi emersi, 41,5 si trovavano in Svizzera, mentre da Principato di Monaco, Bahamas e Singapore arrivano 8,2 miliardi.

Ma entriamo un po’ di più nei dettagli forniti dal Mef

Per il Mef, i 59.578.928.219 euro di attività emerse produrranno almeno 3,8 miliardi di euro di incassi diretti, ma considerando gli interessi l’introito finale potrà facilmente raggiungere o superare i 4 miliardi.

Ma come sarà composto il paniere degli incassi? Sempre secondo il Mef sarà formato da imposte sui redditi per oltre 704 milioni, imposte sostitutive per circa 1,2 miliardi, Iva per più di 54 milioni, Irap per quasi 34 milioni di euro, ritenute per oltre 15 milioni e contributi per 96 milioni. Inoltre ci sono sanzioni relative a violazioni della normativa sul monitoraggio fiscale per 1 miliardo e 379 milioni di euro e altre sanzioni per oltre 322 milioni di euro.

A questi però vanno aggiunti anche altri dati che il Mef non analizza e parliamo dei costi delle pratiche che ogni contribuente sosterrà e che si aggiungono a quelli della regolarizzazione.

Infatti per procedere con la VD si è dovuto fare riferimento spesso a commercialisti e professionisti, oltre a richieste alle proprie banche, ecc…

Una stima prudenziale, potrebbe aggirarsi tra i 4/5mila euro a pratica, con ovviamente importi più bassi per quelle semplici, ma anche con importi ben più elevati per quelle più complesse. Sempre secondo il Mef infatti, delle 129.565 le istanze pervenute all’Agenzia delle Entrate alla mezzanotte del 30 novembre scorso, più di 28mila riguardano attività di importo complessivo tra 300mila e 3 milioni di euro; circa 23mila sono relative a importi compresi tra 60mila e 150mila euro, mentre sono state presentate 326 istanze per la fascia più elevata, quella relativa ad attività di valore superiore a 15 milioni di euro.

Vuol dire che oltre ai 4 miliardi di sanzioni e regolarizzazioni, i contribuenti che hanno aderito alla VD, si dovranno sobbarcare anche una spesa di onorari, ecc… che può sfiorare i 550 milioni di euro. Di questi lo Stato italiano ne vedrà un’altra bella parte, dato che si tratta di operazioni tracciate e quindi fatturate: vanno infatti applicate Irpef (fino a un massimo del 43%) e Iva (22%). Vuol dire un importo non inferiore ai 300 milioni di euro che in tasse che andrà ad aggiungersi a quanto già incassato direttamente tramite la Voluntary.

Il dato sammarinese è una stima:

Solo nelle prossime settimane si avrà una dato più preciso sugli importi relativi all’effettiva emersione suddivisa tra i vari paesi.

L’Agenzia delle Entrate infatti ha diffuso le percentuali relative al numero di domande per ogni paese (va considerato il fatto che uno stesso contribuente poteva avere capitali anche su più paesi) ed emerge appunto che la Svizzera incide per 69,6%, seguita poi da Principato Di Monaco (7,7%), Bahamas (3,7%), Singapore (2,3%), Lussemburgo (2,2%) e San Marino (1,9%).

Seguendo la proporzione fatta dal Mef, un tale numero di domande porta a una stima di 1,132 miliardi di attività emerse e detenute nella più antica Repubblica del mondo.

Di queste una parte rientrerà in Italia, un’altra potrà restare a San Marino secondo una formula di rimpatrio giuridico già sperimentata durante i precedenti scudi fiscali.

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